All'inizio ero rimasta un po' così, perchè fin quando non ho ingranato bene lo spostamento di luoghi e tempi seguivo piuttosto male la storia, anche perchè talvolta l'autrice si sposta a luoghi sconosciuti e personaggi sconosciuti che fin quando non divengono conosciuti rimangono un po' così.
Io non ho mai letto molto sulle fate e il popolo di pixie, folletti ecc...mi son rifatta una mini cultura leggendo fate, scoprendo tutte le leggende di queste creature suddivise in decine e decine di stirpi dai nomi strani, almeno per me...poi magari per qualcuno che conosce le lingue nordiche suoneranno più familiari.
Fate è un libro che si legge, ma si memorizza poco, un po' come le enciclopedie, è più facile memorizzare quando cerchi qualcosa di preciso che ha stuzzicato il tuo interesse.
In questo caso, però, avere alle spalle una spolveratina in merito alle fate mi è stato utile. Gossamyr, infatti, scorre benissimo e narra la storia di una mezza fata che lascia Faerie per entrare dall'Altraparte, ovvero il mondo umano, per combattere la dama Rossa, una misteriosa donna, chiamata anche demone, che ruba le essenze delle fate, l'equivalente dell'anima umana. Se l'essenza di una fata viene rubata, questa non può avere l'ultimo sfavillio, che equivale a una morte serena. Se ciò non avviene dal corpo scaturisce una creatura scheletrica estremamente forte, chiamata Revenant. Questa creatura, animata da una collera indicibile, scappa per ritornare a Faerie tramite una breccia aperta tra i due mondi. A Faerie scatena il caos cercando una fata da uccidere per rubarne l'essenza e poter svafillare...in questo modo però si creano solo altri Revenant! Così mentre il padre di Gossamyr, sovrano della stirpe dei Glamoursiege, rimane col suo esercito a combattere a Faerie, Gossamyr va nel mondo mortale a cercare la Dama Rossa in quanto non avendo una vera essenza, non la può attirare e cader vittima dei suoi incantesimi.
La storia gira intorno anche ai sentimenti, amore tra tutti, la Passione Mortale tanto temuta dalle fate, descritte come creature incapaci di amare, volubili e legate solo al desiderio sessuale più che ai sentimenti. E' un peccato che l'autrice non abbia descritto con maggior attenzione le varie stirpi fatate di Faerie...Glamoursiegie, Wisigoth, Neterdred e Rougethorn. Ogni stirpe è caratterizzata da delle sorti di tatuaggi brillanti sul corpo e dalla forma delle ali. Via via che si va avanti con la storia si capisce qualcosa di alcune delle stirpi inerente alla loro indule, alle loro attività e alle creature che la compongono.
In Gossamyr riviviono diverse leggende inerenti al Piccolo Popolo, come i cerchi di funghi nei boschi, i crocevia infestati, le treccie per allontanare le Streghe. Se all'inizio ero partita un po' così, alla fine sono arrivata a far le otto di mattina per leggermi gli ultimi dieci capitoli. La storia verso il finale si fa più rapida e ricca di rivelazioni che mutano la visione delle cose. Per me che ho nella mia testa una visione delle fate piuttosto eterea ed amichevole, scoprire con quanta leggerezza si rivelino crudeli talvolta è stato...non saprei...diciamo piacevole. Ciò non cambia però le mie visioni che contano molte meno stirpi strane ricche delle più svariate creaturine